sabato 29 marzo 2008

CONCLUSIONE DEL SONDAGGIO ELETTORALE

Si è concluso il nostro mini sondaggio sulle elezioni regionali in Sicilia, adesso entra in vigore il disposto di legge n. 28 in vigore dal 23 febbraio 2000Disposizioni per la parità di accesso ai mezzi di informazione durante le campagne elettorali e referendarie e per la comunicazione politica che prevede nei quindici giorni precedenti la data delle votazioni il divieto di rendere pubblici o, comunque, diffondere i risultati di sondaggi demoscopici sull’esito delle elezioni e sugli orientamenti politici e di voto degli elettori, anche se tali sondaggi sono stati effettuati in un periodo precedente a quello del divieto.

Noi Siciliani Liberi ci auguriamo un esito elettorale che nobiliti la nostra Sicilia e cancelli le vergogne e il dissesto creato dai professionisti della politica!

giovedì 13 marzo 2008

IL SOMMERSO DEI PROGRAMMI ELETTORALI


Pubblichiamo un'analisi di Giovanni Sartori, sulla situazione politica italiana, in edicola oggi sul corriere della sera. Il problema di fondo è che nessuno dei vari schieramenti, che si propone all'elettorato, parla del debito pubblico che pende come una mannaia sulle teste dei poveri italiani. Nessuno cita le organizzazioni malavitose (mafia, ndrangheta,camorra etc.) che condizionano le scelte e le sorti politiche dei governi italiani; nessuno parla del disastro ambientale a cui stiamo lentamente andando incontro per una mancata politica ecologista; nessuno si pone nei confronti dell'ambiente e del territorio col doveroso rispetto di chi è consapevole di essere ospite di questo pianeta e come tale non ha diritto di distruggere e inquinare. La verità è che nessuno dice come intende ripianare le spese e azzerare il debito pubblico, senza infierire sui lavoratori dipendenti che, rimangono oggi l'unica fonte di reddito certo e aggredibile su cui infierire per sostenere il costo di questa politca marcia e corrotta. Leviamo un gesto di orgoglio e un'impennata di determinazione, pretendiamo da chi si candida, alla guida del paese, di sapere come intende affrontare la questione economica, la riduzione della spesa e del debito pubblico, il recupero del potere di acquisto dei salari e degli stipendi, la lotta alla criminalità organizzata. E dopo, una volta chiariti questi punti, lasciamogli lo spazio di dire cazzate e aprire il libro dei sogni. Prima pretendiamo certezze sulla realtà.

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Democrazia al verde
di Giovanni Sartori
Torno ai programmi elettorali. Scrivevo che oramai si riducono a essere strumenti acchiappa- voti. Servono per vincere. Il che non implica che servano per ben governare. Può darsi; ma può anche darsi che costringano a governare malissimo. In parte perché promettono quel che non dovrebbero, e in parte perché occultano i veri problemi, i problemi che sono davvero da affrontare. Questi problemi, scrivevo, costituiscono la parte sommersa delle campagne elettorali. Vediamo di farla emergere. Una prima partita sulla quale troppo si sorvola è quella del nostro debito pubblico. Sì, sappiamo che c'è; ma poi si svicola.
Eppure batte ogni record: oscilla intorno al 105% del Pil (prodotto interno lordo), e cioè della ricchezza prodotta dal Paese in un anno; il che comporta un carico di interessi di 70 miliardi di euro. Ora, anche un bambino (ma non i sindacati e nemmeno la sinistra-sinistra) arriva a capire che trovarsi ogni anno con 70 miliardi bloccati è un’intollerabile palla al piede. Questo debito era superato, in passato, dal Belgio, che però è riuscito a dimezzarlo. A noi non riesce. Perché? E' un segreto di Pulcinella, debitamente oscurato da tutti. Una seconda partita dolente, anzi dolentissima, è quella della mafia (nella quale ricomprendo camorra e 'ndrangheta). Vedi caso, nessun programma si impegna in una «guerra alla mafia». Eppure la mafia è la più grossa azienda del Paese, con un fatturato nell'ordine di 90 miliardi all'anno, tutti esentasse, tutti in nero. Ma né Tremonti né Visco né nessuno hanno mai davvero cercato soldi nel colossale patrimonio mafioso.
Perché? E' un altro segreto di Pulcinella. E' che il voto malavitoso condiziona e inquina la politica e le elezioni di metà del Paese. Nel 2001 Berlusconi vinse in Sicilia 61 collegi su 61. E’ comune opinione che quel trionfo fu dovuto anche ai voti controllati dalla mafia. E ora il Cavaliere ritenta il colpo rilanciando il ponte di Messina, che sarebbe inevitabilmente una colossale pacchia per l'onorata società. Come insegna l'autostrada Salerno- Reggio Calabria, fatturata metro per metro dalle cosche. Aggiungo che questo lassismo, e ancor più la collusione tra politica e mafia, sono particolarmente vergognosi perché impiombano l'economia del Sud e di riflesso tutta l'economia italiana. Il Sud non riesce a decollare, economicamente, anche perché strangolato dal «pizzo» e da un gigantesco parassita che oramai è arrivato al Lazio. Come scrive Giorgio Bocca, la malavita sta «sconfiggendo lo Stato in metà dello Stato». Eppure i partiti (paghi di qualche fortunato arresto) non fiatano e anzi candidano personaggi in altissimo odore di sospetto. Una terza grossa partita è quella delle infrastrutture. Sono tante. Qui ho in mente strade e ferrovie, che sono infrastrutture disattese da decenni.
Giuseppe Turani stima che la rete ferroviaria da rifare costerebbe 30-40 miliardi, e che «per diventare (in materia di viabilità) un Paese moderno in media con gli altri Paesi europei dovremmo spendere nell'arco di una ventina d'anni almeno un altro Pil al completo». Basta e avanza così? Purtroppo no. Perché tra le partite ad alto costo c'è anche la partita ecologica e dell'incombente disastro climatico. In materia i nostri Verdi fanno ridere o fanno danno. Per loro il problema principale è di bloccare strade, ferrovie e fabbricati «brutti», nonché il grosso degli impianti per l'energia elettrica e la rigassificazione del metano. Il brutto non piace nemmeno a me. Ma è irresponsabile raccontarci che il fabbisogno energetico (in vertiginosa crescita) sarà fronteggiato dal sole e dal vento. Nel contempo si limitano a piangere, soltanto l'estate, quando i nostri boschi bruciano; e il ministro Pecoraro Scanio si è distinto nel bloccare a Napoli i termovalorizzatori perché il suo collegio elettorale è, appunto, Napoli. Abbiamo sottoscritto gli accordi di Kyoto, dopodiché le nostre emissioni di gas serra (il vero problema) hanno superato del 13% il limite che abbiamo accettato.
La verità è che sia Berlusconi che Prodi del riscaldamento della Terra si sono strafregati, e nemmeno Veltroni si stravolge più di tanto. Quanti Pil verrà a costare, quando i nodi verranno al pettine (sarà presto), questa cecità? Nessuno lo sa né lo vuol sapere. Infine c'è il costo del federalismo promesso a Bossi da Berlusconi. Nei programmi è un costo non contemplato, come se spezzettare il Paese in parecchie Sicilie aggiuntive non comportasse un esiziale aggravio di sprechi clientelari e di ogni sorta di disfunzioni. Pertanto quando si osserva che i programmi del Pd e del Pdl si equivalgono, si dimentica che se Berlusconi vincerà dovrà pagare a Bossi il salatissimo prezzo del suo sostegno. Ripeto, nessuno lo nota ma su questa partita Berlusconi, e soltanto lui, ci costerà molto caro. Cerchiamo di fare il punto a oggi. Siamo una democrazia troppo indebitata? Sicuramente sì. Siamo anche una «democrazia in deficit», per dire che le uscite superano regolarmente le entrate? Per ora è ancora così; e dubito sulla redenzione prevista per il 2012.
La cosa certa è, invece, che siamo una «democrazia al verde», senza un soldo in tasca, e che ha raschiato il fondo del barile (ci resta soltanto la risorsa, poco saggia, di continuare a vendere il patrimonio dello Stato). Si risponde che siamo pur sempre una «democrazia in crescita» in termini di Pil. Ma questa crescita è modestissima. Eppoi il Pil a questo effetto non è un buon indicatore. Il dato significativo è che oggi, secondo i dati Ocse, il potere di acquisto dei nostri lavoratori è del 18% circa inferiore a quello dei Paesi dell’euro. E siccome ci mancano i soldi per rimediare, il mio sospetto è che noi siamo una «democrazia in decrescita» e cioè caduta nel vortice di uno sviluppo non sostenibile che distribuisce più di quel che produce.

martedì 11 marzo 2008

Elezioni Politiche, mai liste così modeste. Unico criterio: la fedeltà al capo


Riportiamo un articolo di Stefano Folli, pubblicato oggi sul Sole 24 Ore. Il contenuto si commenta da solo. A proposito di democrazia partecipata. Ringraziamo i due cschieramenti principali PD - PDL cosa li defferenzia? la "L".


Ora che la battaglia delle candidature è finita, si può verificare quanto siano mediocri le liste approntate dalle due maggiori formazioni, Popolo della libertà e Partito democratico. Salvo rare eccezioni, la pessima legge elettorale in vigore ha permesso ogni sorta di abuso ai vertici dei due partiti. Basta scorrere l'elenco dei candidati «blindati», cioè sicuri dell'elezione. Sono stati svuotati gli uffici stampa e le segreterie, saccheggiati i ruoli degli «assistenti parlamentari». Il seggio garantito è un'elargizione offerta dal capo-partito ai suoi subalterni fedeli.Appunto la fedeltà è l'unica dote richiesta. Non la preparazione professionale o la conoscenza del diritto e della macchina dello Stato, tanto meno il senso politico. Niente di tutto questo, ma l'assoluta fedeltà ai voleri del leader. Difatti si va in Parlamento quasi esclusivamente per premere il pulsante nelle votazioni. Non per svolgere attività legislativa, mettere a punto disegni di legge e interrogazioni, alimentare il dibattito sui grandi temi. E nemmeno ci si va per tenere qualche discorso di rilievo in aula (peraltro quasi sempre semi-deserta).Nella remota e vituperata Prima Repubblica il lavoro parlamentare assorbiva energie spesso di prim'ordine. Anche quando il sistema politico stava degenerando, alla Camera e al Senato agiva un piccolo esercito di professionisti della vita civile, oppure di professionisti della politica: in entrambi i casi erano personaggi in grado di lasciare un'impronta nella legislatura. E gli errori di fondo (ad esempio, le leggi che gonfiavano la spesa pubblica) erano il frutto di scelte politiche sbagliate, quasi mai nascevano dalla cattiva qualità del singolo legislatore.Ora è diverso. Complice la legge Calderoli, i due leader, Berlusconi e Veltroni, hanno riempito le liste con le figure più stravaganti. Tanto nessuno deve prendersi la briga di raccogliere voti, fare campagna elettorale, convincere gli italiani. Non ci sono collegi, se non pro-forma. Non c'è più alcun rapporto fra gli elettori e l'eletto. Le radici territoriali sono sempre meno importanti. C'è una deputata altoatesina di Forza Italia, molto nota a Bolzano, che si è ritrovata spedita in Campania.Per certi aspetti, si registra anche sui criteri delle liste una curiosa simmetria fra i due principli contendenti. Che procedono per categorie: le donne, i giovani... Ma in realtà le figure davvero rappresentative della società (le scienze, l'università, il mondo produttivo) non sono più di una ventina. Il resto serve solo a far da contorno ai capi. Infatti si voteranno i leader, non i candidati. Mai campagna elettorale è stata così centrata sui due personaggi-simbolo, Berlusconi e Veltroni. Tutti gli altri svaniscono sullo sfondo, una volta esaurita la loro breve funzione simbolica.Per il resto avremo chi porterà in Parlamento l'inesperienza, come ha detto una simpatica ragazza veltroniana. Viceversa, dalle Camere resteranno fuori molti esponenti della cultura liberale (lo ha notato su queste colonne Salvatore Carrubba). La penosa polemica intorno a Ciarrapico e alla sua fede fascista la dice lunga sulla sensibilità di chi ha compilato le liste. Nell'Italia del 2008 avremo in Parlamento Ciarrapico, ma non Capezzone. E nemmeno un vecchio leone come Marco Pannella ha trovato ospitalità (nonostante il gesto del socialista Boselli). L'argomento dell'età è servito a eliminare personaggi scomodi e soprattutto poco allineati ai due leader di partiti che ormai sono solo macchine per raccogliere il consenso.

Stefano Folli

domenica 9 marzo 2008

Elezioni Nazionali e Regionali


Facciamo un pò di cronistoria.Il 13 maggio 2001 Silvio Berlusconi vince le elezioni e torna a palazzo chigi. Rispetto al 1994, anno in cui scese in campo, intonso di accuse giudiziarie, nel 2001 il cavaliere è pluri-imputato con un cumulo di carichi pendenti: la prescrizione in appello per mazzette alla Guardia di Finanza; l’indagine non ancora archiviata a Caltanissetta per le stragi di Capaci e via d’Amelio; l’inquiesta aperta in Spagna per Telecinco; 5 processi in corso: tre per falso in bilancio (Lentini, All Iberian-2, consolidato Fininvest) e due per corruzione in atti giudiziari (Sme-Ariosato e Lodo Mondadori). Mai nella storia dell’occidente industrializzato, un personaggio in queste condizoni ha potuto soltanto pensare di candidarsi alla guida del suo paese.
DA QUESTO SI CAPISCE IL PERCHE’ OGGI BERLUSCONI NON HA AVUTO REMORE A SIGILLARE UN ACCORDO ELETTORALE CON RAFFAELE LOMBARDO (a questo link trovate una breve biografia http://it.wikipedia.org/wiki/Raffaele_Lombardo esaustiva sulle caratteristiche del personaggio). DI FRONTE AI VOTI IL CAVALIERE NON GUARDA IN FACCIA A NESSUNO.
La campagna elettorale del 2001, per distogliere l’attenzione dei media e degli avversari dai problemi giudiziari del Cavaliere, viene incentrata sulle promesse di Berlusconi: Meno tasse per tutti, pensioni più dignitose, più lavoro per tutti, città più sicure, Aiutare chi è rimasto indietro etc etc. Il 13 maggio 2001 la CDL si aggiudica 368 deputati e 176 senatori. Mai come questa volta, le liste elettorali sono state farcite di personaggi nei guai con la giustizia.
DA QUI NASCE LO SLOGAN DI GRILLO LA CASA CIRCONDARIALE DELLE LIBERTÀ.
Grazie a quella maggioranza la CDL approvò innumerevoli leggi ad personam. Tra i più eclatanti cito: la legge sulle rogatorie, quella sul falso in bilancio e la norma per fare rientrare in Italia i capitali illecitamente accumulati all’estero.
SULLE ROGATORIE:Vengono modificate le norme del codice di procedura penale che regolano le rogatorie,con le autorità giudiziarie di tutto il mondo intero, con effetto immediato e retroattivo.Per la prima volta in decenni di storia del diritto viene disatteso il principio che presiede a ogni riforma procedurale ovvero le nuove norme si applicano per i processi addivenire: in pratica non si cambiano le regole a partita iniziata. Il nuovo disposto di legge prevede l’inutilizzabilità dei documenti trasmessi via fax o via email, nonchè tutti gli incartamenti che non siano in originale o autenticati pagina per pagina. Questo comporta che tutti i processi in corso fino a quel momento devono ricominciare. Centinaia di processi in Italia basati sulle rogatorie saltano, Il procuratore Bertossa definisce la nuova legge una catastrofe per la giustizia internazionale. Durissime le critiche del presidente del tribunale dell’AJA, dei giudici di innumerevoli paesi esteri. Il timore è l’azzeramento di importanti processi di criminalità organizzata, riciclaggio, pedofilia, terrorismo, contrabbando traffico di armi e di tutti i reati transnazionali. Tutta la stampa estera si scaglia contro il cavaliere: l’economist parla di interessi personali, il Los Angeles Times lo accusa di favorire i terroristi.
Questo è solo l’inizio di quella che è poi stata la catastrofe amministrativa perpretata per il qinquennio 2001-2006 dal governo Berlusconi, di cui il nostro amato presidente Miccichè è stato un acceso sostenitore.
Parliamo di queste cose piuttosto che delle fantasie elettorali di un uomo giunto alla fine del suo percorso politico (Gianfranco Miccichè). Quello appena descritto è la minima parte di ciò a cui andremo incontro in quanto siciliani, con l’elezione del sig. raffaele Lombardo.
Meditate siciliani, meditate tutti e prima di votare passatevi la mano sulla coscienza.
Marco Frantoi

giovedì 6 marzo 2008

Elezioni regionali

Raffaele Lombardo

Anna Finocchiaro

Sonia Alfano

Nello Musmeci
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A voi i commenti!

DETTO FATTO!

Ciao a tutti, questo blog nasce dall’esigenza di dare voce, spazio e sfogo a tutti i siciliani che, delusi dai politici della nostra isola, vogliono esprimere il proprio libero pensiero privo di censure e di fuorvianti condizionamenti esterni. Da tempo assistiamo ad atteggiamenti posti in essere da parte di chi, si dipinge difensore delle istituzioni e della sicilianità e nei fatti poi, cerca di mantenere la poltrona e salvaguardare il proprio interesse personale.
Diamo vita a un nuovo percorso che ci possa portare a dare un fattivo contributo alle istituzioni nonchè un nuovo filone di pensiero che possa incidere e influire sulle future scelte politiche della nostra bistrattata terra di Sicilia.
Buon inizio e benvenuti a tutti i siciliani liberi.